La dieta mediterranea fa parte del Patrimonio immateriale dell’UNESCO

Group Of Friends Enjoying Meal At Rooftop Restaurant

La dieta mediterranea fa parte del Patrimonio immateriale dell’UNESCO. Il termine “Dieta” si riferisce all’etimo greco “stile di vita”, cioè all’insieme delle “pratiche, delle conoscenze, delle abilità, con le quali le popolazioni del Mediterraneo hanno creato e ricreato nel corso dei secoli una sintesi  tra l’ambiente culturale, l’organizzazione sociale, l’universo mitico e religioso intorno al mangiare”. La Dieta Mediterranea è caratterizzata da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo e nello spazio, costituito principalmente da olio di oliva, cereali, frutta fresca o secca, e verdure, una moderata quantità di pesce, latticini e carne, e molti condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusi, sempre in rispetto delle tradizioni di ogni comunità.

Si tratta quindi di uno stile di vita sano, per secoli adottato, che negli ultimi decenni ha rischiato di entrare in crisi a causa dei cambiamenti della società.Uno stile di vita scorretto ha infatti un impatto deleterio sulla vita di ogni individuo. Per questo si è pensato di promuovere ed educare a delle corrette abitudini alimentari i giovani, creando percorsi formativi per gli studenti delle scuole secondarie che utilizzino la scienza e l’informatica applicata “come mezzo”.

Secondo la classificazione dell’Oms basata sull’Indice di massa corporea, in Italia la maggioranza della popolazione adulta è in condizione di normopeso (51,2%), il 34,3% è in sovrappeso, l’11,2% è obeso e il 3,2% è sottopeso. Anche per l’Italia, però, il trend dell’obesità è in aumento sia rispetto al 2000 (+ 2 punti percentuali), che al 2005 (+1). Il fenomeno è più diffuso all’aumentare dell’età (da 2,8% nella classe 18-24 anni a 18% nella classe 65-69 anni), tra gli uomini (12,1% contro 10,5% delle donne), ad eccezione degli over75.  A destare allarme è soprattutto l’eccesso di peso tra i minori, che in Italia assume dimensioni rilevanti; negli anni 2011-2012 infatti è in sovrappeso o obeso oltre un bambino su tre (35,7%) di 6-10 anni e nel Sud addirittura quasi uno su due (48%). La quota si riduce a uno su quattro (25,1%) tra i bambini di 10-13 anni, ma tra i maschi di questa età si attesta comunque al 30,1%. La pratica di attività fisico-motoria regolare e moderata rappresenta un fattore protettivo per diverse patologie (ipertensione, ictus, malattie coronariche, diabete mellito, ecc.) ed ha una ricaduta positiva sull’umore e sul livello di autostima individuale, riducendo stress, ansia e depressione. Secondo l’Oms, l’inattività fisica rappresenta il quarto fattore di rischio per la mortalità globale. Riguardo ai livelli minimi individuati, riferiti al tipo di attività svolta nel tempo libero, solo il 20,6% della popolazione di 5 anni e più pratica un’attività fisica protettiva per la salute (25,9% tra gli uomini e 15,6% tra le donne). (fonte Istat, studio “Tutela della salute ed accesso alle cure”, 10 luglio 2014).

A ben vedere quindi il quadro che emerge dai dati di cui sopra non è certo roseo ed ha un rilevante impatto sulla società in termini sanitari ed economici. Se appare infatti diffusa la consapevolezza che un corretto stile di vita ed una corretta alimentazione aumentano il benessere psicofisico i cambiamenti economici, sociali e culturali intercorsi negli ultimi 50 anni hanno determinato un drastico cambiamento a favore di uno stile di vita più sedentario, con pasti frugali e veloci, cadenzati dagli accadimenti giornalieri. Per questo l’acquisizione di corrette e motivate abitudini alimentari è essenziale per la salute psicofisica della persona; scelte alimentari scorrette in combinazione con una sempre maggiore sedentarietà conducono inevitabilmente al sovrappeso ed alla obesità, talvolta anche infantile, determinando malattie e conseguenze psicofisiche. Nel caso dei bambini molto spesso tali comportamenti sono a loro volta causati da figure parentali di cattivo esempio, che rappresentano per i giovani un modello di riferimento.

Il progetto quindi vuole accompagnare ragazzi di età diverse, in un percorso nutrizionale virtuoso, in grado di educare ad un corretto stile di vita. Si tratta quindi di passare dalla tutela della salute al concetto di ben-essere globale della persona, dove la promozione della salute passa attraverso politiche coordinate tese a favorire stili di vita sani, in ambienti salubri. In questo quadro assume importanza fondamentale la scuola, che deve integrare istruzione ed apprendimento, diventando anche un luogo di “assunzione di valori” e di esperienze. I valori trasmessi ed appresi fin dall’infanzia, attraverso modelli positivi di sviluppo, in tema ambientale, possono incidere in maniera determinante sullo sviluppo dei ragazzi e sullo stile di vita. La famiglia e la scuola, secondo le proprie competenze, rappresentano lo strumento più idoneo per sviluppare nelle nuove generazioni l’attenzione per i fattori determinanti che favoriscono un corretto stile di vita, che, in una sequenza a matrice, si strutturano nella personalità individuale e collettiva.

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Mangiare è un atto non fine a se stesso ma ricco di significati per la natura umana, che va ben oltre il soddisfacimento di un aspetto fisiologico. Cosa si mangia dipende sia dalle risorse del territorio sia dalla dieta a cui ognuno di noi si sottopone, dove il termine dieta non è da intendere nell’accezione negativa (dieta ipocalorica).


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